Me lo diceva sempre, mia nonna, che i luoghi dai cui cerchi di scappare, in qualche modo, ti ritrovano; lì riconosci, sono lì, sotto le rughe degli anni volati. Scelgo uno spazio fra i tanti dell'arcipelago di parcheggi; isola D, posto 23. La struttura del centro è colossale, ogni dettaglio è ingigantito a sfiorare l'epico, a partire dalla scritta luminosa sovrastante. Ciò che si vede oltre la trasparenza dei vetri vagamente scuri: la piccola tragedia di perdere uno sguardo poco prima di averlo tracciato; gesti ripetuti, atti irripetibili, parole inascoltabili che vivono dietro quella barriera vetrosa. Dozzine di persone che si conoscono, seppure per qualche secondo, solo perché hanno inserito la stessa cosa nella lista della spesa. Da fuori la visione è privilegiata, complessiva, ma troppo frastagliata, torbida. Bisogna entrare, anche se la paura di essere risucchiato nello spasmo collettivo mi frena: temo di finire anch'io in vetrina.
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9 anni fa

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